Non umiliamo la Buona Italia

Oggi ho letto l’illuminante articolo di Luigino Bruni su Avvenire “La buona Italia da non umiliare”.

Narra come la “tassa sulla bontà” del Governo Conte non sia solo un incidente di percorso, che pare verrà corretto nel corso dell’anno, ma frutto di una specifica visione della società.

Coloro che dichiarano di voler aiutare gli italiani poveri, o addirittura di voler sconfiggere la povertà, hanno pensato di complicare la vita alle organizzazioni che la povertà combatto. «E’ un paradosso che però trova una coerenza se lo colleghiamo all’atteggiamento nei confronti delle cooperative e delle ONG (impegnate sulle rotte marine delle migrazioni) o nella minaccia di riduzione di finanziamento ai giornali realizzati in cooperativa o da aziende non profit».

Inoltre, scorgiamo questo tratto comune e significativo anche nel modo con cui è stato pensato (finora) il reddito di cittadinanza, immaginato senza la mediazione della società civile. «Si vorrebbe eliminare la povertà attivando un rapporto diretto Stato-individuo, mediato soltanto da organismi burocratici statali (i centri per l’impiego). Dimenticando, ancora una volta, che la prima indigenza dei “poveri” è relazione, è l’assenza di relazioni buone e/o la presenza di relazioni tossiche».

E’ stata pensata una forma di contrasto della povertà che non tiene conto del contesto italiano che ha sempre risposto alle crisi epocali generando, dal basso, realtà associative che curavano la povertà, inserendole dentro tessuti sociali e comunitari. Generando società civile organizzata. All’epoca dei «social – il cui nome camuffa una radicale deriva individualistica – la politica ha iniziato a pensare di poter servire il Bene comune saltano la mediazione del “civile”, per dare vita a un governo dei sondaggi e dei like dei “singoli”».

L’articolo, che invito a leggere, è una sollecitazione a riscoprire la società civile.

E’ da essa, come anche dal concetto di comunità indicato dal Presidente Mattarella nel discorso di fine anno, che dobbiamo ripartire se vogliamo immaginare un Paese migliore, iniziando «prima a vederla, poi a stimarla e quindi a curarne le ferite».

William Revello
Segretario del Circolo PD Alba-Roddi

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